Per la tua pubblicità su questo sito


Le imprese e l’impatto dell’e-government: i risultati del terzo rapporto realizzato da Retecamere

Le imprese e l’impatto dell’e-government: i risultati del terzo rapporto realizzato da Retecamere

Come viene utilizzato il web pubblico dalle imprese italiane? Cosa ne pensano gli imprenditori dei servizi online? Cosa si aspettano che faccia la P.A. italiana per rendere sempre più efficiente e competitivo il nostro paese? Ne parliamo con il dott. Claudio Cipollini, direttore generale di Retecamere


Con l’uscita del terzo rapporto E-Gov-Impresa è possibile tracciare le linee fondamentali di un trend di continua evoluzione dei servizi rivolti alle imprese. Quali sono a suo avviso i punti deboli e gli aspetti invece in grado di generare il maggior valore?
La debolezza di fondo è la ancora eccessiva mancanza di conoscenza e direi fiducia in Internet e in un buon rapporto con la pubblica amministrazione da parte delle piccole e micro imprese che rappresentano peraltro il 95% di tutte le imprese italiane. Solo il 30% si avvale infatti dei servizi on-line sui siti pubblici, e tra quelli che non ci entrano ben il 55% sostiene che è difficile usarli o che semplicemente non sono abituati a usare internet. D’altro verso la stessa pubblica amministrazione bisogna riconoscere che qualcosa sta facendo se tra il 2005 e il 2010 ha incrementato del 60% l’offerta di moduli, servizi e informazioni on-line. Ma è ancora troppo poco e il divario con gli altri Paesi a economia simile alla nostra si sta divaricando sempre di più. Dal 2000 al 2008 gli utilizzatori di internet in Italia sono passati da 13 a 24 milioni con un incremento significativo dell’80%. Bene, ma in Europa l’incremento è stato del 209%. In Italia solo il 41% della popolazione usa internet, in Gran Bretagna il 72%, in Germania il 75%, negli Stati Uniti il 75%. Questo divario che aumenta , tra pochi anni ci ucciderà come Paese. Occorre intervenire e subito. Purtroppo la nostra classe dirigente ha un’età non proprio adeguata forse a comprendere culturalmente cosa significherà tutto questo per il futuro dei nostri figli. Secondo un’indagine ISTAT  del 2008  internet sopra i 55 anni veniva usato solo dal 40% degli uomini e dal 20% delle donne. E sono loro che hanno in mano le redini dell’Italia. La recente approvazione del Codice di Amministrazione Digitale è sicuramente un ottimo viatico, ma, come dicevo, non basta.


La geografia della soddisfazione delle imprese nei confronti nei servizi della PA è piuttosto variabile. Quali sono i tratti fondamentali che emergono? Quali sono le differenze principali da sanare?
Su un voto medio che sfiora la sufficienza , ovviamente notevoli differenze e purtroppo sempre fra un Nord del paese comunque più che sufficiente e un Sud sempre che arranca e non riesce a superare la barriera di una pur minima soddisfazione delle imprese. Anche se poi vi è da notare come siano le imprese del Sud a utilizzare maggiormente il web e i relativi servizi on-line invece di andare allo sportello, rispetto a quelle del Nord , e con un divario molto significativo. Inoltre un dato dell’indagine ritengo particolarmente importante: quello che riguarda la modalità preferita per essere informati. Il risultato è la prova del nove dell’uso e della ancora poca fiducia in internet poiché solo il 50% vuole l’e.mail, mentre un altro 50% preferisce la posta ordinaria, per non parlare dell’sms per il quale scendiamo a un poverissimo 2,4%!


I servizi telematici stentano a decollare, sia per problemi strutturali di digital divide, sia per la lentezza nella diffusione di quella cultura digitale che fatica ad affermarsi nel paese. Quali sono le leve che andrebbero azionate per modificare la situazione e sanare questi squilibri italiani?
L’obbiettivo prioritario a mio avviso è quello di far capire, informare e formare gli italiani e quindi anche le piccole e micro imprese che internet è un vantaggio economico oltre che culturale. Quindi investire in formazione e informazione, nelle scuole (dove ancora oggi solo il 10% delle classi è servito da internet), in televisione, e – attraverso per esempio le associazioni di categoria , le Camere di Commercio, gli enti locali – assistere gli imprenditori in questo passaggio di paradigma. E poi programmare in 3-5 anni il passaggio completo e esclusivo all’utilizzo di modalità on-line (che non significa solo computer, ma anche cellulari e digitale terrestre per esempio) per relazionarsi con gli uffici pubblici. Ma non basta: occorre anche investire tanto e subito sulla banda larga, su un wi-fi vero e senza filtri inutili e direi finti e sulla messa on-line dei dati e delle informazioni della pubblica amministrazione a disposizione -gratuita- di tutti. Recentemente è stata lanciata da Wired l’idea-provocazione di investire sulla banda larga invece che sul ponte dello stretto di Messina. Se ci facessimo due conti sui benefici della prima – semmai accompagnata anche da formazione, wi-fi e dati per tutti – credo che i benefici sarebbero infinitamente superiori, molto più duraturi nel tempo e per tutto il Paese! L’altro esempio è quello delle piattaforme web delle pubbliche amministrazioni per i cittadini e le imprese. In questo caso siamo nel regno dell’impossibile. Se infatti c’è una cosa che sul web è copiabile per antonomasia è lo stesso web. Ovvero siti e portali attraverso i quali tutti noi informiamo, comunichiamo e interagiamo tra noi. Copiare qui è facile. Qual è il portale migliore che risponde meglio ai bisogni p.e. delle imprese per essere informate e interagire con una pubblica amministrazione qualsiasi? Dove sta? In Australia o in Argentina? Nel Lazio o in Lombardia? Sta sul web! Cercalo, copialo e rifallo e semmai miglioralo! Sono certamente notevoli e cospicue le risorse che si possono risparmiare.


Molte aziende affermano di “non trovare utili” i servizi online della P.A.: secondo lei è un problema di cultura digitale degli imprenditori o incide invece la scarsa qualità dei servizi proposti? O è invece la comunicazione della P.A. che non è in grado di modificare i comportamenti delle imprese?
Sul grado di soddisfazione delle imprese ne ho già accennato. Certamente anche la P.A. deve fare molto. In questi anni, dopo una fase direi pioneristica , si è passati alla fase “normativa” dove l’obiettivo è stato nella maggioranza dei casi assicurarsi che i siti fossero rispettosi delle varie norme e leggi. Ora è il tempo di dedicarsi a una comunicazione utile e chiara. E quando dico utile penso all’imprenditore che a casa la sera dopo cena cerca notizie su un bando o su un incentivo di cui un amico lo ha informato, per la propria azienda e si addormenta dopo ore di ricerca su decine di siti dei comuni, provincie, regioni, Camere di commercio, ASL, Ministeri vari. Forse è il caso di “rovesciare la piramide” da parte della P.A. e informare direttamente e personalmente l’imprenditore di che novità ci sono per supportarlo. A prescindere da chi è stato a farlo. E con i mezzi adeguati che peraltro esistono e hanno costi molto bassi. Penso a un uso molto più accentuato del CRM per esempio. Se teniamo conto dell’indagine che abbiamo effettuato e contenuta nel Rapporto, potremmo raggiungere circa tre milioni di imprese, la metà di quelle che operano oggi.



Nel rapporto si parla di switch off dei servizi dall’analogico al telematico, seguendo l’esempio del digitale terrestre. Ci può spiegare meglio quest’idea radicale? La ritiene praticabile?
Se ci investiamo sopra prima con un’adeguata informazione e formazione certamente si. Se invece continuiamo a preoccuparci di quanti posti di lavoro si perdono nella PA o a quanti funzionari pubblici non sanno ancora usare adeguatamente internet e ci arrendiamo, rischieremo solo di perdere ulteriore competitività come Paese e di essere ancora più marginalizzati economicamente e culturalmente.


Oggi un’impresa deve relazionarsi con una pluralità di enti e con i relativi portali istituzionali, spesso costruiti in modo diverso e con logiche non omogenee. Ritiene che sarebbe più utile progettare punti di accesso unificati – per esempio a livello territoriale regionale – dove accedere a tutte le pratiche della PA a prescindere dagli enti a cui esse afferiscono?
Certo che si, anche se solo il 31% delle imprese sono d’accordo. Noi a Retecamere abbiamo fatto già esperienze del genere sin dal 2000 quando eravamo ancora Mediacamere per esempio con la Camera di Commercio di Lecco e con l’Unioncamere Basilicata dove realizzammo portali proprio con l’intento di fornire all’imprenditore un unico punto di accesso dal quale poi – a seconda della necessità- si poteva navigare sui siti di qualsiasi ente pubblico o sociale per ottenere ciò che si voleva. Così come era stato concepito e poi realizzato il portale impresa.gov anni or sono. Poi, quest’ultimo è stato cambiato e riservato solo a specifici servizi, ma senza consentire all’imprenditore di avere un unico accesso alle informazioni e ai servizi di cui lui o lei hanno bisogno realmente. Purtroppo credo ancora viga la regola di ognuno per sé; e all’imprenditore che si addormenta davanti al pc la sera dopo cena, non ci pensa nessuno, o quasi. E certamente all’imprenditore che paga regolarmente le tasse poco importa chi gli da il servizio e molto invece la qualità e l’efficienza del servizio stesso.


Nel rapporto c’è un capitolo dedicato alle modalità di comunicazione delle PA italiane nei confronti delle imprese e vengono presentati vari casi di studio. Secondo lei quali sono le amministrazioni a cui bisognerebbe maggiormente ispirarsi per riprogettare i propri canali istituzionali?
La Provincia di Modena insieme a quella di Reggio Emilia certamente sono le due istituzioni tra le migliori. Così come vorrei ricordare il Comune di Ragusa. A dimostrazione che la qualità è localizzata a “pelle di leopardo” e le eccellenze sono , forse troppo spesso, non programmate e progettate, ma spontanee e derivanti dalla professionalità e dalla passione di singoli funzionari sparsi casualmente nei vai enti.


Intervista a cura di Claudio Forghieri - Direttore Scientifico E-GOV

Ti potrebbe interessare anche



Commenta l'articolo per primo! c
Aumenta la dimensione del testo Diminuisci la dimensione del testo Stampa Invia a un amico
Segnala a un amico c

Questo articolo è stato inserito il 24/10/2011 nella categoria Scenari, letto 823 volte

Tags: asl camere di commercio claudio cipollini crm e gov e government impresa pa pubblica amministrazione retecamere web pubblico wifi wired wireless



  • E-Gov

    E-Gov Bimestrale di cultura e tecnologie per l'innovazione
  • Comuni d'Italia

    Comuni d'Italia Rivista bimestrale di approfondimento giuridico
  • Azienda Pubblica

    Azienda Pubblica Teoria ed esperienze di management
  • La Finanza locale

    La Finanza locale Rivista mensile di contabilità e tributi degli Enti Locali e delle Regioni
  • Appalti & Contratti

    Appalti & Contratti Approfondimento sulla contrattualistica pubblica