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Originale e innovativa: H-Care indica la strada alle startup italiane

Originale e innovativa: H-Care indica la strada alle startup italiane

Verso il Premio Egov 2012 (Riccione, 20 settembre): innovazione e imprenditorialità, le due parole chiave per cui passa la via del successo per le startup. Parola di Patrizio Bof, AD e fondatore di Pat Group: la sua società, nel 2010, ha portato a termine l’acquisizione totale di H-Care, una delle cinque giovani imprese uscite da H-Farm. Una storia di successo, ma soprattutto di lungimiranza e apertura all’innovazione, dalla quale siamo partiti per discutere con Bof della situazione delle startup italiane


PREMIO EGOV 2012 (RICCIONE, 20 SETTEMBRE): WE WANT YOU!  ISCRIVI IL TUO PROGETTO!



H-Care nasce nel contesto di incubazione di H-Farm: dal 2010 fa parte, per intero, di Pat Group. Com’è nata l’acquisizione?

La consolidata mission di Pat è quella di aiutare le aziende a sviluppare e migliorare la gestione del customer care, grazie a soluzioni multicanale innovative. Siamo quindi sempre alla ricerca di idee e progetti all’avanguardia, e in questo senso H-Care ha rappresentato un’ottima opportunità per ampliare e rafforzare la nostra offerta. La competenza di H-Care in questo ambito e la consolidata presenza e competenza di Pat nella gestione di una customer experience multicanale, ci hanno infatti permesso di porci sul mercato con un approccio totalmente innovativo nella gestione della relazione con il cliente. Oggi, a distanza di un paio d’anni dalla completa acquisizione, possiamo affermare che la nostra offerta è l’unica sul mercato in grado di proporre servizi innovativi, sia con media tradizionali sia attraverso i social.


Anche in Italia si sta sviluppando sempre più il fenomeno dei venture capital per il lancio delle start up: dalla vostra prospettiva di impresa ormai consolidata come giudicate questo fenomeno?
Bisogna dire che il fenomeno dei Venture Capital in Italia non ha avuto lo sviluppo che ci si aspettava, come invece è avvenuto negli Stati Uniti. Questo per varie ragioni. Prima di tutto, nel nostro Paese i Venture Capital non hanno avuto un particolare sostegno da parte delle istituzioni, e quelli che sono nati sono frutto prevalentemente di iniziative private. Solo di recente il Governo ha aperto dei bandi a sostegno della nascita di Venture Capital, soprattutto nel Sud Italia. Inoltre, a prescindere dalla situazione economica che stiamo vivendo, gli investimenti finanziari in nuove idee e progetti non fanno propriamente parte della nostra cultura, anche perché il nostro sistema fiscale non favorisce la nascita di nuove imprese. Infine, in Italia la figura del giovane imprenditore non è ancora completamente apprezzata. Ritengo invece che i Venture Capital siano un fenomeno al quale va data la massima attenzione e al quale le istituzioni dovrebbero dare il massimo appoggio, fino a farlo diventare una leva di sviluppo competitivo del nostro mercato. Alla base di tutto ciò va però tenuto presente che un Venture Capital da solo non fa il successo di una start up. Una buona idea ha bisogno di un’ottima capacità imprenditoriale, di un team di persone qualificate e motivate, in grado di sostenere “l’inventore” nello sviluppo del corretto business model a sostegno delle propria idea. Purtroppo le buone idee non sempre riescono a essere sostenute da un’altrettanta capacità imprenditoriale, e pochi sono i casi che riescono a mettere in relazione questi due fattori.


Chi vuole investire oggi in Italia in idee nuove cosa cerca, qual è la domanda da parte delle imprese? Come vengono valutati i progetti di start up?
Come già detto, in Italia si investe sicuramente poco in start up. Anzi, molte ricerche di mercato affermano che il nostro Paese, insieme alla Grecia, è quello dove è più difficile sviluppare business. E questo a discapito di un proliferare di nuove idee che meriterebbero molta più attenzione da parte delle istituzioni e degli investitori, sia pubblici sia privati. Le nuove idee vanno però valutate con cura, per comprendere e per selezionare quelle che realmente possono diventare un’impresa a tutti gli effetti. A mio parere ci sono due “I” da tenere in considerazione: Innovazione e Imprenditorialità. Innovazione: NIH=Not Invented Here è l’acronimo che viene spesso utilizzato dalle società IT americane per identificare la mancata originalità di un’idea. L’originalità dell’idea deve essere il primo elemento alla base di una start up. Il prodotto o il servizio proposto deve avere una forte connotazione innovativa. Imprenditorialità: come già detto in precedenza, alla base di una start up ci vuole una buona capacità imprenditoriale. E’ la persona dietro all’idea a determinarne il successo. Anzi, molte volte una start up si valuta proprio in base al profilo del futuro imprenditore, che deve avere capacità organizzative e decisionali, oltre a una forte dose di determinazione.


In un periodo di crisi economica come quello attuale l’arrivo di startup, e quindi di idee nuove e giovani, quanto giova al mercato? Si può dire che queste nuove imprese stanno tracciando uno dei solchi verso l’uscita dalla crisi?
Le nuove idee sono sempre state il propellente per il rilancio dell’economia. Bisogna crederci e voler investire e, soprattutto, valutare quelle che sono davvero buone idee imprenditoriali. Le start up sono quindi un’ottima opportunità di sviluppo per la nostra economia. Ma anche aziende con una storica presenza sul mercato devono saper innovare, re-inventare e ripensare la propria organizzazione. Questa è l’unica modalità con la quale un’azienda moderna può pensare di uscire dalla crisi. Rimanere fermi su strategie che potevano andare bene 3 o 5 anni fa, significa perdere posizioni rispetto alla concorrenza. Sono convinto che l’uscita dalla crisi non possa che premiare le organizzazioni che investono e che hanno un buon progetto imprenditoriale alla base, mentre credo invece che soccomberanno quelle realtà che hanno esclusivamente un approccio tattico al mercato.


Simona Silvestri

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Questo articolo è stato inserito il 09/07/2012 nella categoria mondopen, letto 2723 volte

Tags: alfabetizzazione digitale aziende burocrazia e government giovani idee imprenditori imprese pa pubblica amministrazione servizi digitale social media social network start up



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