I poteri dell'AGCOM e il futuro dell'Agenda Digitale Italiana
Il governo della rete
Davvero il governo vuole dotare l'AGCOM, oltre tutto in scadenza, di poteri tali da consentire “la completa disabilitazione dell'accesso al servizio telematico” nel caso di violazione accertata dall'Autorità (ma non confermata dal giudice) sulla legge per il diritto d'autore? Davvero è in discussione la possibilità di attribuire ad AGCOM i poteri oggi attribuiti all'autorità giudiziaria e alle forze di polizia per il controllo in materia di diritto d'autore su Internet?
La bozza di decreto pubblicata da La Stampa, sconfessata in parte dal sottosegretario Catricalà, si spera opera di qualche membro dell'AGCOM ma non espressione della convinzione governativa, pone a mio avviso alcune questioni cruciali per la regolamentazione della rete, ma anche per il futuro dell'Agenda Digitale Italiana:
a) si continua a distinguere tra diritti e doveri esercitati attraverso le telecomunicazioni e non, come se nella vita dei cittadini non fosse già avvenuta un'integrazione di relazioni e attività, in rete e non, da rendere impossibile qualsiasi distinguo. Nessuno mai immaginerebbe un'autorità amministrativa “nel mondo non digitale” che abbia la possibilità di impedire la libera circolazione di un individuo, o di decidere cosa è reato e cosa no;
b) il dibattito intorno ad alcuni temi fondamentali per il governo della rete (diritto d'autore, neutralità della rete) rimane collocato nell'ambito delle dinamiche di mercato e non dei diritti di cittadinanza. Sono ancora gli interessi economici a guidare le scelte e le Autorità sembrano avere principalmente il compito di tutelarli. Non è un caso che questi temi non siano materia dell'Agenda Digitale Italiana, come anche affermato nel corso della recente Consulta Permanente dell'Innovazione.
Insomma, mentre la “cabina di regia” governativa è all'opera per la definizione di un programma strategico per l'Agenda Digitale, le regole di base per il governo della rete vengono decise in altri luoghi e con altre logiche. Possiamo permetterci questa separazione?
La visione, il modello e il potere
Il tema del copyright, così come quello della neutralità delle rete, sono temi di fondo per definire una “visione” italiana dell'innovazione e quindi un modello di governance e di funzionamento da realizzare. Sancire il principio della neutralità della rete, come indicato in una proposta di legge depositata al Senato nel 2009 e non ancora uscita dalla discussione in Commissione, è un tema non collaterale ma centrale del modello di sviluppo che si vuole perseguire. Condivisione della conoscenza, proprietà e riutilizzo dei contenuti, apertura dei dati e dei servizi, sono questioni che necessitano di una normativa organica che tenga conto del fatto che, come la cittadinanza digitale non è che “l’estensione naturale, il completamento e l’interpretazione globale delle nuove forme di interazione e di vita sociale e politica” e quindi non esiste un dualismo digitale-non digitale, allo stesso modo non può esistere un governo dei diritti e delle tutele nel contesto della rete basato su principi diversi da quelli fissati dalla Costituzione. Queste scelte non sono neutre rispetto al modello di società che ne deriva. Come possono essere estranee ai lavori della “cabina di regia”? Il timore è che l'esclusione sia dettata dall'importanza che viene loro attribuita in termini di regolamentazione del mercato, e quindi di potere, in una logica che colloca i diritti e il modello sociale in posizione subalterna rispetto agli interessi economici.
Nuova spinta alla “cabina di regia”, maggiore trasparenza
Non è un fenomeno solo italiano, e in questi anni si stanno succedendo iniziative che tendono a definire una regolamentazione della rete (e quindi delle relazioni sociali, del modello economico) in cui sembra prevalere la tutela e la conservazione dei rapporti di vantaggio delle attuali forze economiche (vedi la Francia con HADOPI, a livello internazionale con l'ACTA). Non c'è qui lo spazio per entrare nel merito, ma mi sembra utile sottolineare come nel nostro Paese ci siano oggi le condizioni favorevoli per procedere ad un approccio diverso e allineato con una “visione” illuminata basata sulle esigenze dei cittadini. Occorre però che il governo si muova su due assi:
- attribuire alla “cabina di regia” governativa tutta la materia concernente la regolamentazione della rete (inclusi i temi già citati del diritto d'autore e della neutralità della rete), in modo che il piano strategico per l'Agenda Digitale Italiana possa affrontarla in modo organico. Fermare di conseguenza ogni iniziativa di regolamentazione che sia in atto su altri tavoli;
- restituire le Autorità alla loro dimensione imparziale e tecnica, attraverso un processo di nomina trasparente dei suoi componenti, come oggi richiesto da più associazioni della società civile. Fermare di conseguenza anche ogni iniziativa di revisione dei ruoli e delle prerogative.
È il momento delle scelte nette: non farle, oggi, può pregiudicare il futuro dell'Agenda Digitale Italiana.
Nello Iacono
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