Quali competenze per l'open government
Uno dei gruppi di lavoro avviati sull'agenda digitale italiana riguarda l'“alfabetizzazione informatica”. Una delle carenze principali italiane è, infatti, sulla diffusione adeguata delle competenze digitali. Che non significa saper navigare su Internet
Cosa ci dicono gli indicatori
L'ultimo indicatore in ordine di tempo è stato l'Innovation Union Scoreboard (http://ec.europa.eu/enterprise/policies/innovation/files/ius-2011_en.pdf). Ci dice che in Italia ci sono eccellenze (dalla presenza di dottorati e di pubblicazioni scientifiche, alla realizzazione di prodotti innovativi da parte delle PMI), ma il sistema, in generale, ha prestazioni medio-basse in tutti campi, soprattutto lì dove si analizzano il percorso di istruzione, le capacità di interazione tra pubblico e privato o la capacità di innovazione dei processi e dell'organizzazione. In particolare, la dimensione in cui il nostro Paese si colloca in estrema retroguardia (davanti soltanto a Malta e Romania) è quella delle Risorse Umane, con una influenza notevole del dato sulla percentuale di laureati nella fascia 30-34 anni e di diplomati nella fascia 20-24. Partiamo da qui. Un dato che è un segnale di una crescita diseguale e di un ostacolo sempre maggiore, in una società dell'informazione sempre più pervasiva. Se poi a questi dati associamo quelli della “Digital Agenda Scoreboard” (http://ec.europa.eu/information_society/digital-agenda/scoreboard/index_en.htm), indicatore che misura annualmente le prestazioni dei Paesi europei rispetto agli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea, ecco che il quadro diventa chiarissimo: da un lato, nonostante i problemi di integrazione delle applicazioni e dei dati, i servizi di base di e-government offerti dall'Amministrazione italiana vengono valutati tra i più completi (100%), dall'altro il loro utilizzo rimane tra i più bassi (22,7%). Non è un caso che a fronte di un dato di copertura della banda larga in linea europea (anche se rimangono aree di svantaggio e lo sviluppo della banda oltre i 30 Mps non è ancora realtà), la percentuale di abitazioni connesse sia tra le più basse (41%) e la percentuale di popolazione che non ha mai usato Internet (41,2%) sia tra le più alte in Europa.
Alfabetizzazione informatica o digitale?
La terminologia è importante, per condividere gli interventi da mettere in piedi. Nel mondo si discute molto sull'ampiezza e la relazione dei termini “digital literacy” e “digital competence” e la traduzione italiana ne paga le conseguenze (alfabetizzazione digitale, competenza digitale). Tutti però concordano su un punto: la società dell'informazione e della conoscenza ha bisogno di persone che, oltre ad avere accesso alle tecnologie e alla rete;
1. possiedano le competenze di base per usarle;
2. possiedano le competenze per usarle nel proprio ambito lavorativo;
3. possiedano le competenze per usufruirne in modo responsabile, critico e creativo, così da utilizzarle come opportunità di sviluppo e miglioramento.
L'alfabetizzazione informatica permette di raggiungere solo il primo (insufficiente anche se necessario) gradino. I gradini successivi (che attengono al concetto ampio di alfabetizzazione digitale) sono però quelli chiave, che consentono ai privati cittadini di interagire efficacemente con i servizi online, ma anche ai lavoratori e ai manager (pubblici e privati) di operare in modo innovativo nei propri contesti. Ma anche per avviare efficacemente pratiche di open government. Alfabetizzazione digitale significa quindi operare su più livelli, non fermarsi all'istruzione informatica, in modo da pervadere lo sviluppo e la formazione di tutti. Questo significa costruire un sistema educativo che operi con interventi e attori diversificati, supportando le iniziative sociali e di comunità, ma anche quelle professionali e organizzative. Un buon esempio di intervento di supporto a tutti i livelli è quello avviato dall'amministrazione USA con il sito http://www.digitalliteracy.gov/, concepito come un ambiente per gli operatori educativi. E qui torniamo sui termini: uno dei gruppi di lavoro appena avviato dal governo sull'agenda digitale italiana verte sull'”alfabetizzazione informatica”. Un piccolo suggerimento: iniziamo a parlare di alfabetizzazione digitale, perché sia chiaro che l'obiettivo è di diffondere, a tutti i livelli e secondo le differenti esigenze, le competenze digitali necessarie perché tutti possano trarne giovamento nella propria quotidianità. Facciamo uscire chiaramente il tema del digitale dalla piccola nicchia degli addetti ai lavori e rendiamolo base effettiva di una trasformazione sociale, organizzativa ed economica.
Giuseppe Iacono
Ti potrebbe interessare anche
- Se con l'Agenda Digitale gli open data diventano un diritto
- Dalla tecnologia al dato, per un e-government più maturo
- L'innovazione parte dalle persone, dal lavoro e dai lavoratori della conoscenza
- La sfida del governo sull'Open Government: nomine, trasparenza, partecipazione e fiducia nella politica
- Prove di trasparenza 2.0
- Il futuro del lavoro, la riforma che verrà e l'Agenda Digitale Italiana


























1 commenti per "Quali competenze per l'open government", lascia anche il tuo